Alimentazione e acidosi latente

Argomento alquanto scabroso e ostico da trattare.
Scabroso in quanto le opinioni della medicina ufficiale, cioè quella con cui tutti noi abbiamo a che fare in caso di bisogno, su tale argomento, sono per lo più o di indifferenza o di assoluta contrarietà. La medicina ufficiale riconosce che esistono problematiche serie, qualora si vada in acidosi o alcalosi conclamate, cioè rilevabili con esami ematici, ma non riconosce e di conseguenza non affronta quella latente. E’ bene sapere che quando gli esami ematici rivelano situazioni di tal genere vuol dire che il corpo non è più in grado di auto-correggere (leggi la capacità di omeostasi del corpo ) la disfunzioni e l’intervento medico diventa necessario.  

 

A pieni polmoni : il Diaframma



Fig.1

Molti studi e di conseguenza numerosi libri sono stati scritti per sottolineare l’importanza del Diaframma Toracico per indicare l’influenza che questo “muscolo” ha su tutta la nostra persona.
Esistono approcci terapeutici indirizzati esclusivamente al trattamento delle disfunzioni diaframmatiche in quanto esso è in grado di influenzare l’aspetto strutturale modificando in tal modo la prestazione atletica.
 E non mi riferisco all’aspetto più evidente e più conosciuto, e cioè alla minor ossigenazione dei tessuti. Ma  ad un aspetto spesso trascurato nell’attività sportiva; l’alterazione del funzionamento dei Visceri causato dal diaframma.
Da queste poche righe emerge che il diaframma non ha solo la funzione di “ossigenare” tutto il nostro sistema, anche se è quella prioritaria, ma svolge anche una funzione sui visceri con cui è a diretto contatto e aspetto poco frequentato è, il ruolo che ha tale “muscolo” nella somatizzazione delle dinamiche emozionali. In altre parole, ciò che ci preoccupa modifica la funzionalità diaframmatica.
Ma andiamo con ordine.
Anatomicamente possiamo vedere il diaframma come un ombrello (infatti viene chiamato anche cupola diaframmatica). La cupola di questo ombrello è situata al centro dello spazio toracico e per tutta la sua circonferenza l’ombrello si ancòra  alle ultime coste. (Fig.1)

 

Performance sportiva e ritmi biologici: LA CRONOBIOLOGIA

E’ cosa normale ed istintiva alimentarsi in maniera diversa con il passare degli anni, con il variare delle stagioni e del clima, ma è poco comune e conosciuto adattare gli stessi accorgimenti nell’arco della giornata in un ciclo di tempo ridotto alle 24 ore. Inoltre molte persone si alimentano ma non si nutrono !!!!
Questa incapacità di nutrirsi nasce  dalla non conoscenza dell’efficacia biologica di un cibo rispetto ad un altro nonché i potenziali benefici fisiologici che un’adeguata alimentazione può comportare. In tale contesto è bene distinguere  tra alimentazione e nutrizione. Mentre per  quest’ultima si intende l’insieme dei processi grazie ai quali l’organismo riceve, trasforma e utilizza le sostanze chimiche contenute negli alimenti, cioè i nutrienti, l’alimentazione  consiste nella  forma  e nelle modalità in cui vengono forniti, nelle giuste proporzioni, gli alimenti indispensabili all’organismo. Per cui l’alimentazione è la conseguenza di una serie di attività, coscienti (?) e volontarie, con cui ciascuno di noi sceglie gli alimenti senza tener conto della qualità e dell’efficacia biologica dell’alimento, ma per abitudine, per facilità d’uso e di tempo richiesto per la preparazione, per spot pubblicitari…..ecc. Insomma introdurre cibo in determinate quantità senza badare alle necessità (biologiche) . Nutrirsi, invece, significa selezionare il cibo in modo che la sua qualità e le sue caratteristiche intrinseche siano ottimali per le necessità contingenti dell’organismo e quindi dell’atleta. (vi consiglio vivamente di leggere: “ Il cibo dell’uomo” La via della salute tra conoscenza scientifica e antiche saggezze. Di Franco Berrino)

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