A pieni polmoni : il Diaframma



Fig.1

Molti studi e di conseguenza numerosi libri sono stati scritti per sottolineare l’importanza del Diaframma Toracico per indicare l’influenza che questo “muscolo” ha su tutta la nostra persona.
Esistono approcci terapeutici indirizzati esclusivamente al trattamento delle disfunzioni diaframmatiche in quanto esso è in grado di influenzare l’aspetto strutturale modificando in tal modo la prestazione atletica.
 E non mi riferisco all’aspetto più evidente e più conosciuto, e cioè alla minor ossigenazione dei tessuti. Ma  ad un aspetto spesso trascurato nell’attività sportiva; l’alterazione del funzionamento dei Visceri causato dal diaframma.
Da queste poche righe emerge che il diaframma non ha solo la funzione di “ossigenare” tutto il nostro sistema, anche se è quella prioritaria, ma svolge anche una funzione sui visceri con cui è a diretto contatto e aspetto poco frequentato è, il ruolo che ha tale “muscolo” nella somatizzazione delle dinamiche emozionali. In altre parole, ciò che ci preoccupa modifica la funzionalità diaframmatica.
Ma andiamo con ordine.
Anatomicamente possiamo vedere il diaframma come un ombrello (infatti viene chiamato anche cupola diaframmatica). La cupola di questo ombrello è situata al centro dello spazio toracico e per tutta la sua circonferenza l’ombrello si ancòra  alle ultime coste. (Fig.1)

Il diaframma è un muscolo importantissimo che riveste molti ruoli.
Quello più conosciuto è quello della respirazione. Tutti noi abbiamo due modalità di respirazione: quella toracica, o polmonare, e quella diaframmatica o addominale.
Durante l’inspirazione il diaframma si contrae e di conseguenza la cupola si abbassa schiacciandosi. In tale movimento trascina con sé la base dei polmoni permettendo all’aria di entrarvi. Nella espirazione il diaframma si rilassa e riprende la sua originaria forma a cupola. (Fig.3)
Idealmente, a riposo, la respirazione è diaframmatica. Questo perché fisiologicamente, la respirazione diaframmatica o addominale è molto più efficace di quella toracica o polmonare, in quanto consente una maggiore ossigenazione . Ma,  essendo molto più lenta di quella toracica, sotto sforzo non è in grado, di sostenere da sola il fabbisogno organico di ossigeno. Per cui, quando incominciamo ad effettuare uno sforzo fisico, compare la respirazione toracica. In sforzi molti intensi la respirazione diviene quasi esclusivamente toracica. Prendendo il nome di respirazione clavicolare o alta. Il diaframma non cessa di lavorare, ma il suo contributo si riduce di molto.
Dicevamo che a riposo la respirazione deve essere diaframmatica. Quante persone a riposo usano il diaframma ? Pochissime !!!
Come diceva il mio insegnate francese di tecnica posturale Mézières; “il blocco in inspirazione diaframmatica è una costante che ritroverete spesso nei vostri pazienti”. Ma di ciò ne parleremo più avanti  quando affronteremo le conseguenze di tale blocco nell’attività fisica e sportiva in genere.
La respirazione toracica si realizza attraverso il lavoro di numerosi e piccoli muscoli del torace che, facendo muovere le coste, permettono alla gabbia toracica di allargarsi e di far entrare l’aria nei polmoni.
Potremmo dire che più la richiesta di ossigeno è alta e più strutture muscolari saranno chiamati in causa per aiutare il diaframma e i polmoni. Infatti, quando un atleta compie uno sforzo massimale, nella fase di recupero sente il bisogno di concentrarsi esclusivamente sulla respirazione. La postura e gli atteggiamenti sono tutti rivolti alla ricerca del respiro più profondo. L’atleta respira sollevando le spalle, muovendo la testa all’indietro, si appoggia sulle ginocchia per diminuire la tensione addominale e favorire il lavoro del diaframma.



Fig.2

Il secondo ruolo del muscolo diaframmatico è quello di essere il motore che dà origine al movimento organo- viscerale. Quindi è responsabilità della Mobilità, uno dei movimenti dei visceri. (fig.2)
A livello viscerale non ci sono dei veri e propri spazi tra un organo e l’altro, tutte le strutture addominali sono a stretto contatto fra di loro. Questa estrema vicinanza fa si che il movimento dell’uno produca effetto sull’altro. E tutto il sistema organo viscerale è ben adeso a tutta la superficie inferiore del muscolo diaframmatico. Quindi durante l’inspirazione/espirazione, l’abbassamento e l’innalzamento della cupola diaframmatica crea due movimenti, uno di spinta e uno di rilascio,  che si trasmettono a tutte le strutture addominali sottostanti. Quindi un buon funzionamento del diaframma consente ad ogni struttura viscerale di ricevere una spinta efficace insieme ad un costante massaggio. Ma per evitare che la spinta diaframmatica non si disperda occorre mantenere tonica la muscolatura addominale.
Ecco quindi che la muscolatura addominale (tutta) deve essere tonica, forte, rigida altrimenti il nostro contenitore non sarà sufficientemente rigido e la spinta diaframmatica determinerà il cedimento della parete addominale, facendo spanciare il soggetto. Non mi addentro in ulteriori problematiche funzionale in quanto il discorso diventerebbe troppo specialistico richiedendo competenze non comuni.
Il terzo ruolo del diaframma è quello di sospendere letteralmente gli organi e i visceri. Questa è una formidabile strategia biologica, per alleggerire il sistema organo-viscerale. Tale sistema lo possiamo visualizzare come una serie di strutture impilate una sull’altra (Fig.2), questo significa che, per  l’azione della forza di gravità, l’ultimo elemento della torre subisce la sommatoria di tutto il peso dei “piani superiori”.
 Il diaframma, invece, è in grado di eseguire una vera e propria aspirazione delle strutture organo viscerali contrastando l’effetto della forza di gravità. Ad esempio, grazie a tale azione, il fegato arriva a pesare 5 volte di meno.
Quarto ruolo del Diaframma è quello di essere lo stimolatore dei plessi nervosi che si trovano nella zona del Plesso Solare. I plessi nervosi non sono altro che delle centraline elettroniche del sistema nervoso. Il plesso è un insieme di “cavi elettrici”, mentre il punto di incrocio di tutti questi “cavi elettrici” si chiama ganglio.
Il movimento continuo e ritmico del diaframma risulta essere un ottimo trattamento per le “centraline elettroniche” riducendo in tal modo il livello di stress di queste strutture nervose. Quindi un buon movimento diaframmatico è di fondamentale importanza per il sistema nervoso addominale.(il ruolo del secondo cervello !!!)
Altro importantissimo ruolo del diaframma è quello relativo alla somatizzazione delle dinamiche emozionali. In pratica, tutto ciò che ci desta preoccupazione modifica la funzionalità diaframmatica. Tutti noi abbiamo sperimentato come l’ansia, la rabbia, preoccupazioni ….ecc, ci fa respirare esclusivamente con la parte alta del torace in modo frettoloso e superficiale in quanto siamo andati in blocco inspiratorio  diaframmatico attuando in tal modo, un meccanismo di sopravvivenza ancestrale governato dal cervello rettiliano.
Per quanto riguarda le relazioni del diaframma con il sistema neurologico è interessante osservare che esso è innervato dal nervo frenico e che tale nervo risiede nella III, VI e V vertebra cervicale. Ciò significa che una problematica diaframmatica crea un problema a queste tre vertebre. Nel mio lavoro di Osteopata io tratto costantemente il diaframma alle persone che si presentano con limitazioni del movimento del collo o con  una dolenzia cervicale non traumatica e ingiustificata.
Inoltre da queste vertebre dipartono i nervi che vanno ad innervare diversi muscoli del complesso toracico superiore: trapezio, sternocleidomastoideo, dentato anteriore, elevatore della scapola, grande e piccolo romboide, ecc…. Un problema al diaframma può generare, da una semplice tensione a questi muscoli a una vera e propria limitazione del  movimento del collo , delle spalle o degli arti superiori. Tutto ciò può perturbare qualsiasi gesto tecnico specifico dello sport che state praticando.

Effetti del diaframma sull’attività sportiva.         

Ruolo posturale.
Come già detto è il principale muscolo respiratorio, in quanto determina l’inspirazione. Contribuisce a determinare la pressione addominale
La sua retrazione provoca l’aumento della lordosi lombare e l’innalzamento del punto dorso lombare di inversione delle curve. Ciò determina anche un’ipertrofia da sovraccarico funzionale della muscolatura accessoria e un atteggiamento inspiratorio del torace, che nei casi più gravi e cronici, presenta una marcata riduzione del suo diametro inferiore, eventualmente accompagnato da sterno incavato e protusione della terza costa.

Attività sportiva
In tutte le attività aerobiche e a maggior ragione negli sport aerobici praticati con intensità, mettono a dura prova il diaframma. E credo che riconoscere il prima possibile eventuali situazioni di difficoltà diaframmatiche sia necessario per potersi allenare e gareggiare con il diaframma libero.
Il più naturale e spontaneo modo di respirare lo si può apprezzare osservando un bimbo piccolo che dorme. Noterete che l’unica zona del corpo che si muove armoniosamente è l’addome. Il torace del bimbo resta quasi immobile. Questo ci dice che la respirazione, in un corpo privo di tensioni (qualunque esse siano) è esclusivamente realizzata dal perfetto e indisturbato movimento del diaframma. Osservando un adulto che dorme o riposa, possiamo notare come la sua respirazione sia prevalentemente, se non totalmente, a carico del torace.
Ma perché un adulto o un atleta non usa più il diaframma ?
Durante uno sforzo aerobico il corpo richiede più ossigeno, e tale richiesta fa aumentare la frequenza respiratoria. Il diaframma inizia ad eseguire freneticamente il suo movimento ascendente e discendente attraverso la contrazione dei suoi fasci muscolari e col progredire dello sforzo viene aiutato dalla muscolatura toracica. Lo sforzo prolungato e intenso mette a dura prova il muscolo diaframmatico, ma fino a qui nessun problema. Noi siamo stati progettati per correre, saltare e per eseguire sforzi notevoli; come tutti gli animali.
Questo obbliga il diaframma ad eseguire un lavoro impressionante. !!! Ma essendo anch’egli un muscolo può incorrere in spasmi, crampi, contratture……come tutti i muscoli del corpo.
Il problema è che il diaframma ci manda dei segnali, ma solitamente non riconosciamo tutto questo.
Quando il diaframma presenta dei blocchi la persona tende a respirare con il torace, anche a riposo.
Ma la sensazione più frequente di un blocco diaframmatico è quella della cosiddetta “fame d’aria”.     
Ovvero, ogni tanto, la persona avverte il bisogno un respiro profondo per cercare la massima espansione del torace. Ma se il blocco è importante questa completa espansione è difficile da raggiungere. Spesso sono necessari più tentativi per ottenere il risultato e capita che nemmeno questi siano sufficienti e occorre attendere qualche minuto e poi riprovare. Questo bisogno di raggiungere la massima espansione toracica  non è altro che un segnale del diaframma.                
Cosi se in un atleta questa sensazione permane è costretto a compensare la mancanza di espansione del torace sollevando le spalle nel tentativo di cercare aria irrigidendo in tal modo tutto il complesso delle spalle. Inevitabilmente tutto questo si ripercuote sul risparmio energetico e sul gesto tecnico che diventa meno efficace, e per chi lotta contro il cronometro in un peggioramento dei tempi.
Un altro sintomo è il bisogno di “rompere il fiato”. Per chi non conosce tale sensazione potrei dirvi che è come iniziare a correre, o allenarsi indossando una corazza o una cinta ben stretta sotto il torace. E’ bene chiarire che non si tratta di sintomi collegati alla fase di riscaldamento o di muscoli caldi o freddi: è proprio una sensazione di costrizione. Tale sensazione di costrizione e di limitazione respiratoria l’avvertiamo quando siamo particolarmente stressati, o prima di una competizione a causa della tensione legata all’ansia da prestazione. Si percepisce il fiato corto e una piccola salita ci mette a dura prova, come accade ad una persona non allenata.
Un’altra sintomatologia diaframmatica, che spesso viene attribuita ad altre strutture, è quella che comunemente viene chiamata “fitta al fegato”, se si presenta a destra, o “fitta alla milza”, se si presenta a sinistra. E’ utile sapere che il fegato come la milza non danno dolore !!!
Le fitte al fegato o alla milza si presentano in due fasi distinte dell’attività sportiva e in modi diversi. La prima è durante la fase di riscaldamento e solitamente è una fitta di intensità medio-alta che tende a scomparire velocemente; questa è la sintomatologia tipica relativa alla presenza di aria nell’intestino .
Il secondo tipo di fitta si presenta invece in una fase di attività sportiva molto intensa e l’atleta avverte un dolore trafittivo molto intenso. Diventa difficile respirare a pieni polmoni e costringono l’atleta a piegarsi posturalmente dal lato della fitta. Questo è proprio il caso di un vero e proprio crampo al diaframma.

Da quanto scritto, credo, che vi sia chiaro l’importanza della corretta respirazione diaframmatica, che è quella fisiologica ed ereditata geneticamente. Non è casuale che tutte le pratiche corporee orientali, insieme alla pratica meditativa danno estrema importanza alla respirazione diaframmatica come punto di partenza di ogni performance, compresa quella mentale.
 Ricordatevi:  anche il cervello consuma ossigeno !!!


Fig.3


Esistono diverse e molteplici tecniche osteopatiche per trattare le disfunzioni diaframmatiche che si sono in qualche modo cronicizzate e che consentono di migliorare la capacità respiratoria e di conseguenza l’ossigenazione di tutto l’organismo.
Le principali tecniche utilizzate per :

  • Liberazione del diaframma
  • Ipotonia del diaframma
  • Ipertonia del diaframma
  • Compressione costale
  • Reattività diaframma-psoas (poco conosciuta in ambito sportivo e non. Ampiamente conosciuta e utilizzata in Kinesiologia Applicata quando si trattano gli atleti per la performance)
  • Squilibrio dei muscoli accessori alla respirazione
  • Trattamento delle viscero-fasce

Quello che posso consigliare ad ognuno di voi è di imparare a conoscere il comportamento del vostro diaframma in modo da poter capire il suo stato. Perché avere un diaframma libero significa partire con una marcia in più.
Potete capire lo stato del diaframma attraverso il test seguente:
facendo riferimento alla fig.3 e alla descrizione del movimento diaframmatico in inspirazione ed espirazione (vedi descrizione all’inizio dell’articolo) se durante l’inspirazione non percepite una espansione a livello delle coste (come avere una cintura a livello delle ultime coste) ma inizia subito a gonfiarsi a livello addominale è presente una tensione dei fasci muscolari del diaframma; se invece il diaframma si espande bene, ma “l’onda diaframmatica” fa fatica a raggiungere il pube, allora siete in presenza di una tensione addominale. In questo caso è necessario fare una valutazione per capire quale zona viscerale sofferente blocca l’espansione diaframmatica e trattarla con la tecnica specifica.

A cura di :
Angelo Baroni
Osteopathic Manual Therapy
Sports Performance Testing